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Intervista a Pio Crivelli

giovedì 4 novembre 2021, di Anja Solcà

Intervista relativa alla Fabbrica Diantus

Una storia di orologi

Cercando nell’archivio di Stato di Bellinzona, oltre che vecchi articoli di giornale (ho imparato a cercare gli articoli con il nuovo sistema digitale), non ho trovato nulla riguardante la storia della fabbrica Diantus Watch SA di Castello. Mio nonno mi ha quindi consigliato di parlare con un suo amico di vecchia data, che lavorò proprio nella fabbrica. Ne ho quindi approfittato per intervistarlo, approfondendo meglio l’argomento.
Il signor Pio Crivelli abita a Riva San Vitale da 25 anni e ha lavorato in fabbrica dal 1951 al 1973 come riparatore di movimenti. Mi ha raccontato diverse vicende interessanti da cui ho potuto prendere spunto per la mia ricerca.
Innanzitutto la fabbrica ha avuto una grande crescita, sia di produzione che di operai. Trovo molto interessante che nei vecchi giornali compaiano molte richieste di lavoro: il signor Pio mi ha spiegato infatti che venivano fatte non per mancanza di manodopera, ma perché la fabbrica si ingrandiva sempre di più a causa del suo continuo evolversi.

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Annuncio di lavoro (Il Dovere, 4 luglio 1978)

Bernasconi Walter e Baietta Angelo erano i titolari della fabbrica, che inizialmente si trovava proprio a Obino in Via Carabelli Artisti, dove io stessa abito. Era un’attività molto piccola che poi decisero di espandere. Infatti negli anni Sessanta (più precisamente nel 1958) la fabbrica si trasferì in Via Peschiera, sempre a Castel San Pietro, dove assunse il nome di Diantus.
La fabbrica non era ancora molto fiorente, anche perché inizialmente ci lavoravano solamente 18 dipendenti, i quali producevano orologi Roskopf, orologi da taschino.

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Orologio marca Roskopf

Il signor Pio iniziò il tirocinio nel 1959, per poi finirlo nel 1961. Nel 1963 iniziò a lavorare ed è proprio in quell’anno che la Diantus si trasferì dove è situata ora. In quegli anni cominciò sempre di più a ingrandirsi arrivando ad avere settanta dipendenti che lavoravano direttamente in fabbrica e trenta da casa. I lavoratori erano perlopiù frontalieri. I titolari rimasero Bernasconi Walter, Baietta Angelo, ai quali si aggiunse il capo operaio Bernasconi Osvaldo. Dal 1967 fino al 1970 la produzione si rivoluzionò sempre di più, cominciando a produrre orologi con incisa la scritta Diantus.

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Esempio di orologio Diantus

Nel 1972 la fabbrica Diantus di Castel San Pietro entrò a far parte di una grande compagnia orologiera, la General Watch Co. Ltd. di Bienne. Questo fu un evento molto significativo e importante per la fabbrica.
Qui di seguito è riportato l’articolo di giornale del 30.12.1972 in cui viene annunciata questa notizia:

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Corriere del Ticino (30 Dicembre 1972)
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Giornale del Popolo (26 Settembre 1973)

Un anno dopo l’entrata a far parte dell’associazione di Bienne la produzione diventa sempre più fiorente.
Il signor Pio si alzava tutti i giorni alle 6.45 del mattino e si recava in furgone a Pizzamiglio a prendere i primi diciassette operai, dopodiché rientrava alla base a Castello e andava a Chiasso a prendere gli altri diciassette.

Ecco una piccola descrizione del signor Pio dell’interno della Diantus, ad oggi rimasta intoccata:
“Sotto c’erano gli spogliatoi, il locale ufficio della segretaria, quello dei due capi e l’area riservata l’imballaggio. Sopra tutto intorno alle finestre c’erano i banchi di lavoro e in mezzo alla sala il balcone con le varie serie. Il locale sopra era un locale unico, con anche una mensa, dato che vi lavoravano tanti frontalieri che non facevano a tempo a tornare a casa”.
Il signor Pio smise di lavorare alla Diantus nel 1973, a causa di fraintendimenti con il capo. In quegli anni inizio anche la crisi orologiera, di qui ho parlato precedentemente.
La storia della Diantus a Castel San Pietro si conclude nel 1992, quando si ingrandì sempre di più e si trasferirsi a Mendrisio, dove la fabbrica è ancora oggi in funzione. La fabbrica di Mendrisio nel 1992 contava infatti quattrocento operai, che lavoravano per tre turni fino alle dieci di sera. Quando chiuse, ci furono operai che si trasferirono nella nuova fabbrica e altri che invece cambiarono lavoro.
La fabbrica diventò sempre più grande e fiorente, creando ulteriori posti di lavoro.

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Il Dovere (21 agosto 1992)
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LaRegioneTicino (09 Marzo 1995)

Sommario
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Bibliografia e Sitografia


Fonti figure:
1 - Il Dovere 4.7.1978
2 - https://www.dorotheum.com/fileadmin/lot-images/96A200617/hires/systeme-roskopf-patent-6738495.jpg
3 - https://i.imgur.com/Bjxmxgc.jpg
4 - CdT 30.12.1972
5 - GdP 26.9.1973
6- Il Dovere 21.8.1992
7 - La Regione 9.3.1995

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