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Lo stabile Diantus

mercoledì 3 novembre 2021, di Anja Solcà

Descrizione e storia dello stabile denominato Diantus, ora in disuso e oggetto di riqualifica da parte del comune.

 Ex-Diantus Watch SA

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Lo stabile ex Diantus

Questo stabile era ai tempi una fabbrica di orologi. In questo momento non è utilizzato né dal comune né da privati. Il comune lo ha però inserito nel progetto di riqualificazione del territorio per dargli di nuovo vita e utilizzarlo come spazio multiuso.
Durante la sua seduta del 23 novembre 2020 il Consiglio comunale di Castel San Pietro ha accettato all’unanimità la richiesta di un credito di 2,3 milioni di franchi per l’acquisto dello stabile e del fondo, per l’elaborazione di un progetto di ristrutturazione e di rivitalizzazione, e per lo studio sulla sua destinazione. L’ex fabbrica di orologi Diantus è stata così acquistata non più da un privato, ma da un ente pubblico, il comune di Castel San Pietro appunto. L’annuncio ufficiale è stato riportato sul sito ufficiale di Castel San Pietro e dice: “Lunedì 14 giugno, con la firma formale del rogito notarile di compra-vendita da parte del rappresentante della precedente proprietà e dei rappresentati delle autorità comunali castellane (il sindaco Alessia Ponti e il segretario comunale Lorenzo Fontana), è stato sancito il passaggio definitivo al Comune di Castel San Pietro dell’importante stabile dell’ex fabbrica di orologi situato in centro paese di Castello”.
Questo edificio immerso nel verde sarà denominato C.LAB e il marchio si ispira al rivestimento posto sulla parete esterna dell’edificio stesso che simboleggia un intreccio, simbolo della collaborazione.

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Il logo per la ex Diantus

Con questo marchio si vuole così rappresentare l’incontro fra le varie realtà che si uniranno in questo edificio una volta rinnovato (concetto del laboratorio di idee).
Esso fu costruito a inizio anni ‘60, prima dell’introduzione del Piano Regolatore (PR) e rappresentò una parte di vita economica importante per il comune. Ci hanno lavorato degli amici dei miei nonni, che poi persero il lavoro quando la fabbrica iniziò il suo declino con la crisi orologiera svizzera.
“L’industria orologiera ha raggiunto il suo picco di produzione alla fine degli anni ’60, con quasi 90’000 dipendenti in 1’500 aziende. All’inizio degli anni ‘70, gli orologi al quarzo asiatici capovolsero il mercato e fecero precipitare l’orologeria svizzera in una profonda crisi. A metà degli anni ’80, solo 30’000 dipendenti erano impiegati nelle 500-600 aziende sopravvissute a questa crisi. L’orologeria svizzera è poi tornata in pista con la produzione di modelli di massa, in particolare orologi Swatch, e dagli anni 2000 soprattutto grazie all’interesse esponenziale mostrato per i modelli di lusso, in particolare nei Paesi emergenti. Nel 2019 l’orologeria svizzera ha così superato i 21 miliardi di franchi di esportazioni. Il coronavirus, tuttavia, ha inferto un duro colpo di freno al settore. La Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH) prevede un calo delle esportazioni dal 25 al 30% nel 2020, il che ne farebbe la peggiore crisi economica della sua storia” (Jaberg S., Turuban P., 21 luglio 2021).

Come già detto l’obiettivo di Castel San Pietro è attuare una riqualificazione del territorio partendo dal passaggio di sviluppo centrifugo a centripeto, conservando zone verdi e concentrandosi sulle zone edificabili in zone strategiche per aumentare il benessere della popolazione.
ll progetto di nuovo centro paese è qualcosa di grande e innovativo che va proprio in questa direzione, dove lo stabile Ex-Diantus (C.LAB) ha un ruolo determinante data la sua ubicazione.
C.LAB è quindi la prima tappa verso una nuova vita del centro paese che cambierà in crescita l’immagine di Castel San Pietro, sia morfologicamente che strutturalmente.
Questo progetto ha l’obiettivo di offrire a Castello una modernizzazione, per diventare centro di eccellenza e faro per nuove idee e progetti.
Questi sono infatti gli obiettivi del progetto per questo stabile:

  1. combinare lo sviluppo territoriale ed economico;
  2. favorire la vita sociale e aggregativa del comune;
  3. favorire l’attrattività del comune offrendo servizi innovativi e di interesse regionale;
  4. essere punto di riferimento per liberi professionisti ed aziende che cercano spazi di qualità in un contesto unico e curato;
  5. del coinvolgimento della popolazione ne è dimostrazione la proposta di un sondaggio (che io stessa ho svolto) che serviva al comune per capire quale interesse aveva la popolazione in questo progetto.

 Sondaggio Diantus in merito agli interessi dei cittadini

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Printscreen della homepage del questionario lanciato alla popolazione

Al sondaggio (https://it.surveymonkey.com/r/sondaggio-diantusanno) hanno partecipato 162 persone e circa il 90% dei partecipanti vive a Castello. L’età dei partecipanti era tra i 26 e i 70 anni, ma c’era anche qualche adolescente. Il secondo dato riguarda la professione e la formazione scolastica dei partecipanti. Se sono state prevalentemente le persone dipendenti a esprimere la loro opinione, pochi sono stati invece gli studenti e i liberi professionisti.
Un terzo delle persone auspica che esso venga adibito a spazio per sale riunioni, esposizioni, eventi e manifestazioni. Un altro terzo propende invece per mettere gli spazi a disposizione di enti sociali, dei giovani, degli anziani e per scopi culturali. Ma c’è anche chi propone che vi possano trovare sede uffici, specialmente sotto forma di spazi per il lavoro condiviso.
Inoltre è stata svolta un’inchiesta su possibili portatori di interesse residenti nel comune e fuori per verificare il loro parere e eventuale coinvolgimento nel progetto.
Per finire si sono anche intervistati personaggi importanti della vita economica e sociale del comune ai quali è stato richiesto un parere sui rischi e le opportunità del progetto.
Per meglio presentare il progetto è stata incaricata una ditta di consulenza nella comunicazione di seguire l’iter di sviluppo dell’opera.

Si sta in questi mesi discutendo su come verrà gestito in futuro l’edificio riqualificato. Ci sono diverse possibilità: gestito direttamente dal Comune, una gestione mista pubblico/privato o la creazione di una fondazione specifica formata da persone qualificate e rappresentanti del municipio. In ogni caso per la gestione dello stabile il fattore economico non sarà prioritario, si dovranno unicamente coprire i costi di gestione senza necessità di fare utili.

Quanto indicato in merito al progetto ci dimostra sicuramente l’attuarsi di uno sviluppo centripeto in tutti i sensi. Oltre che sfruttare una struttura già presente sul territorio con una memoria storica, essa verrà utilizzata al fine di creare una zona multiuso dove verranno a concentrarsi in un unico luogo diversi generi di attività utili alla popolazione e al territorio.
Per quanto riguarda la storia della fabbrica ho fatto una breve intervista a un anziano signore che ha lavorato alla DIANTUS. Per trovare degli articoli sulla fabbrica e per fare l’esperienza, il 20 agosto mi sono recata all’Archivio di Stato del Cantone Ticino a Bellinzona.

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Il Dovere (04 Luglio 1978)

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