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Lo sviluppo economico di San Martino

venerdì 10 settembre 2021, di Chiara Martinelli

Di seguito prendo in considerazione brevemente l’aspetto economico per analizzare cosa è successo durante i decenni successivi al dopoguerra a San Martino.

Per capire il precoce sviluppo di San Martino, ossia come mai così tante industrie, ma soprattutto centri commerciali, si sono concentrati nella zona, è necessario risalire agli anni 1940/1950 del Novecento negli Stati Uniti. La figura più importante del panorama statunitense è Victor Gruen. È un architetto, che fu all’origine del concetto di shopping center, situato in una zona periferica vicino agli svincoli autostradali, con ingenti numeri di parcheggi (il primo shopping center fu realizzato a Detroit nel 1954, un luogo di svago e incontro). Di conseguenza si sviluppò un nuovo stile di vita, che cercava di soddisfare i nuovi bisogni della popolazione (case monofamiliari, il frigorifero e altre comodità e l’accentuarsi della motorizzazione). D’altro canto, le periferie iniziarono a venir sempre più utilizzate per la costruzione degli shopping center o per i nuovi quartieri suburbani. Lo stesso cambiamento è avvenuto con un po’ di ritardo anche nel resto del mondo, in particolare nel Mendrisiotto con una ventina d’anni di ritardo, infatti, il primo shopping center della regione è stato il Serfontana, aperto nel 1974. L’influenza culturale esercitata dagli Stati Uniti, ha permesso, come accennato più volte, lo spostamento delle industrie e dei centri commerciali verso le zone periferiche1. Difatti, un ulteriore caso pratico riconducibile a quanto successo in America è il famoso Fox Town (1995). Dunque, sempre più imprese si concentrano nella zona periferica, sia per la sua posizione strategia, sia per i terreni non edificati su cui costruire. Di conseguenza vengono a crearsi gruppi di imprese (La pianura di San Martino e la sua trasformazione edilizia), soprattutto dopo il periodo di stagnazione economica (dopo gli anni 2000), incentivate dai settori legati alla logistica2. Essi hanno avuto un incremento (maggiore incremento tra il 2005-2008), e hanno garantito una ripresa economica. Essi vengono chiamati cluster produttivi o di servizi3, e negli ultimi anni sono aumentati.

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Area commerciale del Fox Town
scatto personale, via Angelo Maspoli, Mendrisio
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Area industriale
Scatto personale, via Laveggio, Mendrisio

Infatti, ogni genere di attività, risulta espandersi verso altre città di relativa importanza (Chiasso e Stabio) formando dei piccoli agglomerati. A Mendrisio si può notare che i raggruppamenti locali sono quelli del magazzinaggio e dell’attività di supporto ai trasporti, mentre altre attività sono il commercio all’ingrosso (moda internazionale) (per esempio Lifta S.A oppure nella zona industriale tra Balerna e Novazzano la DHL). I cluster risultano essere in competitività tra di loro, dal momento che tendono a voler essere i migliori sul mercato, dal punto di vista di una migliore capacità produttiva e innovativa, ma anche nella ricerca di suolo disponibile, sul quale espandersi. In generale si può dire che i cluster sono riconducibili al settore secondario (quello maggiormente valorizzato e presente sul territorio), dal momento che si tratta di imprese con impronta industriale. Ma c’è anche una forte componente improntata sui servizi, visto che con lo sviluppo, l’attività logistica si è anche affiancata alla produzione di servizi (Lo sviluppo commerciale di San Martino). Infatti, la produttività e l’occupazione sono i principali input dello sviluppo economico4. Tutto ciò lo si può notare dal seguente grafico “Il modello classico dello sviluppo”5.

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Modello classico dello sviluppo
"Geografia Umana" Terza edizione a cura di Alberto Vanolo, disponibile a pagina 216

Esso indica l’ipotesi del passaggio da uno sviluppo economico tradizionale ad uno sviluppo moderno di un paese, in cinque fasi. Come viene indicato dal grafico l’economia di Mendrisio era prevalentemente agricola, concentrata sulla piana di San Martino, per poi, con il tempo, passare ad un’economia di consumo di massa da parte della popolazione. Possiamo dire che i cluster produttivi fanno già parte della quarta fase del grafico, dal momento che l’economia mendrisiense risulta essere in maggioranza diversificata, con diversi tipi di industrie e servizi. Ma allo stesso tempo continua il processo di industrializzazione e urbanizzazione. Dunque, affinché l’economia della regione possa raggiungere l’ultimo punto del grafico, essa dovrebbe seguire la legge dei tre settori.

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I tre settori secondo Fourastié
Disponibile da Wikipedia
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Il modello dei settori di Clarck
Disponibile da Wikipedia

Una teoria economica del 1940 (Allan Fisher, Colin Clark e Jean Fourastié), nella quale le attività sono divise in tre settori (primario, secondario e terziario), nella quale lo sviluppo di un settore va a discapito di quello precedente. Come scritto poco fa, a San Martino prevale il settore secondario, che sembra aumentare rispetto alla produzione di servizi (la finanza, per esempio si concentra nel Luganese e oltre Gottardo, mentre nel Mendrisiotto perde valore e non riesce a rispondere alle esigenze della nostra economia, in quanto è caratterizzato da una diversa struttura economica6). Secondo la teoria, alla fine il settore dei servizi dovrebbe essere dominante e impiegare la maggiore forza lavoro, in un paese con un’economia sviluppata-moderna con il passare degli anni si sviluppa il settore quaternario (ricerche scientifiche, sviluppo della medicina e investimenti nella tecnologia). Invece, ciò che succede sulla piana non è conforme al modello, perché a mio avviso gli imprenditori impiegano in maggior parte la manodopera frontaliera. Oppure per la sua storia improntata verso un ambiente maggiormente industriale e di produzione, piuttosto che legato ai servizi (legato al settore commerciale). Inoltre, ci sono delle industrie che hanno la loro sede altrove, ma hanno spostato la produzione a Mendrisio.

Note:

1. Dalle botteghe ai grandi centri commerciali. Evoluzione dei consumi e metamorfosi del territorio. Catalogo della mostra (Mendrisio, 29 marzo-23 giugno 2012). Ediz. Illustrata di Stefania Bianchi Renato Simoni Torricelli G. Paolo edito da Museo d’Arte Mendrisio, 2012.
2. Logistica: con il termine si intende il complesso delle attività organizzative, gestionali e strategiche che, in un ente, struttura, azienda, governa i flussi di materiali e delle relative informazioni dall’origine presso i produttori-fornitori fino alla consegna-disponibilità dei prodotti finiti agli utenti-clienti e, laddove esiste, al servizio postvendita […]. Disponibile da https://www.treccani.it/enciclopedia/logistica_res-597d6682-9bc1-11e2-9d1b-00271042e8d9_%28Enciclopedia-Italiana%29/

3. Cluster: si tratta sia di raggruppamenti di imprese in aree relativamente delimitate […], sia di gruppi di imprese localizzate in luoghi diversi ma legate da filiere […]. Disponibile da http://www.ers-mb.ch/fileadmin/user_upload/documents/ERSMB_Prospettive_di_sviluppo_territoriale_Rapporto_Finale_20120531_PDF.pdf
4. USI, Accademia di architettura. (2012). Prospettive di sviluppo territoriale per la regione Mendrisiotto e Basso Ceresio. Disponibile da http://www.ers-mb.ch/fileadmin/user_upload/documents/ERSMB_Prospettive_di_sviluppo_territoriale_Rapporto_Finale_20120531_PDF.pdf

5. Alyson Greiner, Giuseppe Dematteis, Carla Lanza, Geografia umana - terza edizione, UTET Università, edizione 2019. Grafico a pagina 216.
6. Per ulteriori informazioni leggere l’intervista presente su USI, Accademia di architettura. (2012). Prospettive di sviluppo territoriale per la regione Mendrisiotto e Basso Ceresio.

Riguardo la zona sensibile commerciale:
Le sfide dello sviluppo economico
L’area di San Martino: sviluppo urbanistico

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