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Mutamento del territorio e problematiche derivanti dall’uomo

lunedì 27 dicembre 2021, di Alex Mancinelli

In questo capitolo tratterò come è composto il territorio in zona Prella del Laveggio e come, nel corso del tempo, gli abitanti lo hanno utilizzato.

Evoluzione del territorio

Nella seconda metà del XIX secolo le terre lungo il fiume Laveggio vennero bonificate dagli abitanti, trasformando il terreno da paludoso, a coltivabile. Come è facilmente intuibile, i campi servivano ai contadini per produrre cereali e ortaggi, indispensabili per il loro sostentamento, per coltivare tabacco per il commercio locale e per l`esportazione, ma anche per ricavarne del foraggio per il bestiame. La bonifica del territorio e l’ampliamento delle terre coltivabili causò una diminuzione del territorio a disposizione della vegetazione selvatica, con conseguente impoverimento della biodiversità della zona.

A partire dalla metà del XX secolo ci fu una grande evoluzione di questo territorio. Oltre alla bonifica dei terreni, in tempi più recenti si è assistito all’ampliamento della zona residenziale, come pure all’insediamento di capannoni industriali e di fabbriche. La zona industriale (situata a Sud del territorio comunale di Stabio) e quella residenziale (ubicata più a Nord), sono relativamente distanti l’una dall’altra e sono anche fisicamente separate dal tratto ferroviario e dalla strada cantonale.

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Tratto ferroviario sovrascritto ad una mappa di Stabio del 1858

Cartina del 1858 tratta da geo.admin.ch

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Tratta ferroviaria sul territorio di Stabio nel 2018

Cartina del 2018 da geo.admin.ch

Da un lato, le industrie e le attività commerciali presenti nella zona del Laveggio hanno portato benessere alla popolazione e al Comune di Stabio ma, dall’altro, a farne le spese sono state le specie presenti. L’espansione della zona industriale, di quella residenziale, ma anche l’ampliamento delle vie di comunicazione, hanno comportato la cementificazione di un’importante porzione del terreno agricolo.

Quest’ultimo fenomeno portò a tre eventi:

- permettere una migliore viabilità sul territorio, favorendo lo scambio di merci e allo spostamento sul territorio degli individui;
- inquinamento della zona tramite tutte le fonti luminose, rumorose, sostanze di scarico e anche inquinamento dell’aria;
- scomparsa degli spazi verdi sul territorio e di vari habitat, diminuendo così lo spazio sicuro dove possono spostarsi gli animali selvatici presenti.

Per via di questi casi appena presi in considerazione, l’agricoltura e la vegetazione secondaria nel tempo hanno perso l’importanza di una volta, lasciando più spazio per le industrie.
Oltre alle grandi modifiche che abbiamo visto nel corso del tempo, il fiume ha subìto e subisce tuttora molti rischi d’inquinamento, dovuti alla presenza di fabbriche e di aziende lungo il suo corso, di un’agricoltura meccanizzata e intensiva che potrebbe utilizzare fertilizzanti, concimi e diserbanti chimici. Si è cercato di arginare questo problema, proibendo che gli scarichi delle case e delle fabbriche vadano a finire direttamente nel fiume, costruendo una lunga rete di canalizzazioni per raccogliere le acque luride.
Sono dell’avviso che il Laveggio una volta aveva un ruolo importante nella vita degli abitanti, era indispensabile per far in modo che le persone potessero irrigare e dunque coltivare i loro campi. Oggi ha perso in parte la sua importanza.
Sembrò che il fiume Laveggio rappresentasse più un impedimento per le nuove attività dell’uomo e quindi venne incanalato e metaforicamente soffocato dalla presenza dell’essere umano. Ma, dalla seconda metà del XX secolo, per fortuna lo si è riscoperto come luogo di svago, portatore di biodiversità, polmone verde e luogo dove ritrovare, se è possibile, un contatto migliore con la natura, anche se tanto naturale non lo è.
A mio avviso, i motivi per i quali oggi la questione naturale emerge con una certa intensità sono i seguenti:
- un’accresciuta sensibilità ecologica da parte delle nuove generazioni;
- il desiderio di ripristinare il più possibile le zone boschive che, probabilmente, in passato sono state disboscate a fini agricoli;
- il bisogno di evadere da zone urbane cementificate, spesso costituite da spazi ristretti, in zone verdi;
- un maggior valore dato a quelle che in origine erano zone naturali, drasticamente diminuite a seguito dell’urbanizzazione e della loro conversione in campi coltivabili. La consapevolezza di aver perso una buona parte del patrimonio naturale è un fattore che, secondo me, sta spingendo le persone a ripristinarla, recuperarla o addirittura ricostruirla.

Dato che al giorno d’oggi i terreni agricoli nella zona del Laveggio non sono più così fondamentali ai fini della sussistenza della popolazione locale, ritengo che non dovrebbero costituire un ostacolo ad un eventuale processo di riconversione del territorio, anche se parziale, in uno stato simile a quello naturale.

Per la lettura di un ulteriore capitolo clicca uno dei seguenti link:
- torna alla panoramica
- Linea ferroviaria
- L’essere umano e il suo impatto sulla natura
- Natura
- Il fiume Laveggio e lo stagno Pra Vicc
- Zona industriale di Stabio
- L’oasi
- Attività ricreative disponibili attorno allo stagno Pra Vicc
- Agriloro SA
- Biodiversità lungo il fiume Laveggio
- Ricapitolazione e conclusioni
- Sitografia

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