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Stagno del fiume Laveggio

sabato 11 settembre 2021, di Alex Mancinelli

Questa è l’isola verde attorniata da presenze antropiche.
Da quanto è presente sul territorio questa isola?
Che Sviluppo ha percepito nel tempo?
Le presenze antropiche cosa fanno per Valorizzarlo?
Lo inquinano?
Lo proteggono?
Lo rappresentano o non se ne interessano?

  Sviluppo del laveggio nel tempo

Il Laveggio non è sempre stato rappresentato nel tempo nella stessa maniera.
In quel luogo, prima del 1925, il terreno era paludoso. Il fiume passante per queste zone aveva un percorso meandriforme (cioè naturale), che formava qua e là alcune pozze d’acqua stagnante. Intorno al tortuoso fiumiciattolo, in delle pozze fatte dall’uomo, crescevano erbe acquatiche di vario genere, canneti, e volavano una moltitudine di insetti come per esempio libellule, zanzare ecc. Nel 1925, in previsione della costruzione della ferrovia della Valmorea, il terreno fu prosciugato e reso coltivabile. Ciò fu possibile grazie all’incanalamento del fiume, al fine di renderlo meno pericoloso per via delle numerose esondazioni avvenute in passato che crearono il territorio paludoso. Questo processo diminuì la biodiversità della zona favorendo lo spostamento e l’agricoltura estensiva ed intensiva, diminuendo la biodiversità.
In passato questa regione non aveva un’alta rilevanza per i residenti, eccezione fatta per scienziati e ricercatori che analizzavano le specie presenti. Oggi invece assunse anche dei valori estetici, ornamentali e di svago apprezzati dai cittadini.

  Forma del fiume Laveggio

Il fiume Laveggio non è un fiume veloce o violento. Era, ed oggi lo è ancora parzialmente, un corso d’acqua ricco di meandri, dovuti dal "volere" dell’acqua che, per creare un sufficiente dislivello per proseguire la sua strada verso il lago Ceresio, modellò il paesaggio. Questi meandri sono causati dall’imbattersi del corso d’acqua, con poca forza per via della bassa velocità, con ostacoli di vario genere (come per esempio rocce, terreni più compatti, ecc.) più resistenti. In seguito a questo scontro, il fiume erode il terreno meno compatto e resistente per proseguire il suo percorso.

Per diminuire la velocità di questo corso d’acqua vennero costruite delle pozze d’acqua ogni 50m circa lungo il suo percorso. con lo scopo di evitare una eccesiva erosione del terreno, diminuendo la possibilità di inondazioni dei campi, e, come effetto secondario, favorire le specie che abitavano la zona (come per esempio gli anfibi). Questa operazione permise di ripristinare degli habitat naturali di un fiume di pianura.

  Sviluppo idrico del laveggio

Durante l’analisi di questo punto ci andremo a concentrare prevalentemente della regione, la più rilevante per molti fattori, compresa tra Stabio e Coldrerio.

 Sviluppo del corso d’acqua

Con il trascorrere del tempo questo corso lasciato così naturale, subì diversi cambiamenti e deviazioni dal suo tratto originale, segnalato su questa cartina seguente. Il fiume segnalato in rosso per metterlo meglio in evidenza.

Nel 1895 subì alcune canalizzazioni attorno a Stabio, preannunciando molti cambiamenti. Quest’ultime sono visibili in rosso sulla seguente cartina:

Si può notare come le regioni evidenziate siano più rettilinee e ordinate rispetto alla regione lasciata naturale.
Successivamente nel 1934 il corso del fiume andò in contro ad una ulteriore arginatura, accusando un nuovo percorso mai esistito prima per il corso d’acqua all’altezza di dove successivamente si andrà a creare lo stagno.
In verde viene rappresentato il vecchio percorso, mentre in arancione il nuovo percorso.

La presenza dello stagno sulle cartine è tardivo, infatti solo nel 1967 una delle pozze (spiegate nel documento: oasi e successivamente nel testo) si ingrandì per poi diventare lo stagno odierno, grazie anche ad un piccolo intervento dell’essere umano.

Questo stagno è alimentato dal vecchio corso del Laveggio rimasto meandriforme (segnalato in verde nella precedente cartina) e di secondo piano.
Nel 2015 i due corsi del fiume vennero incorporati, di conseguenza lo stagno non viene direttamente alimentato dal fiume, ma da un suo piccolo ruscello e dalle acquee piovane. Successivamente l’entrata nello stagno di questo rigagnolo viene spostata, dalla parte a Sud dello stagno, alla parte Nord-Est dello stagno.
Ci fu un ultimo cambiamento di percorso nel 2015, con la mesa in vigore del decreto di protezione di Molino-Colombera, dove il comune di Stabio insieme a quello di Mendrisio si impegnarono di riportare il Laveggio e alcuni dei suoi affluenti ad una forma più meandriforme (rappresentati in verde nella carta), anche se in realtà rimasero comunque incanalati partendo da ******* fino ad arrivare alla foce da Genestrerio fino alla foce.

Inoltre nella regione circostante si può assistere alla instaurazione di paludi o stagni privati e non, dal cantone e aziende vicine, rappresentati all’interno di cerchi neri.

sviluppo dello stagno

Come si è potuto vedere dalle mappe presentate in precedenza, questo corso d’acqua ha subito molte modifiche e variazioni. Addirittura lo stagno, che oggi porta una così elevata biodiversità nella regione, non esisteva neanche, essendo presente sul territorio solo dal 1967. Non ha origini naturali ed è stato creato per necessità degli agricoltori, con il fine di proteggere meglio le loro coltivazioni rallentando il corso d’acqua

Dopo esser stato instaurato nel 1967 per via di un ampliamento di un pozzo d’acqua fatto lungo il corso del Laveggio, lo stagno non ha subito ulteriori ampliamenti.
Non si è voluto ulteriormente ampliarlo per lasciarlo in tranquillità per le specie presenti o per non rubare terreno fertile all’agricoltura.
I suoi scopi principali odierni sono due, essere il luogo per eccellenza per la riproduzione di anfibi in Ticino, avendo un luogo simile solo alle Bolle di Magadino, e secondariamente essere un luogo di svago per la popolazione.

 Sviluppo del bosco del Laveggio

Come si può notare dalla cartina soprastante, il territorio di questa regione era prettamente ricoperto da campi, mentre lungo il fiume si poteva trovare una palude.
All’altezza cronologica del 1864 non c’era nessun bosco o boschetto che si rispetti, ma, tra il 1894 ed il 1954 si poté assistere ad un ampliamento graduale della regione boschiva, ma pur sempre non naturale. Infatti sulla cartina sono segnalati le locazioni precise di alberi piantati in loco in maniera artificiale.
Al di fuori di questo, si può osservare nel 1894 l’inizio della presenza del bosco che successivamente diventerà zona protetta.

Attorno al 1894 si piantarono la maggior parte delle piante nelle regioni verdi evidenziate nella mappa 1, mentre le ulteriori piantagioni più tardive sono segnalate nella mappa 2 del 1954 (segnalate in verde).
FONTE

1.
2.

C’è però da annotare un fatto...

In alcune regioni dove era presente della vegetazione nella mappa del 1894 scompaiono nella mappa successiva del 1954. Questo fatto avvenne molto probabilmente perché la vegetazione è stata disboscata per l’ampliamento dei campi adiacenti.

Infine, dal 1954 ad oggi, non vennero più piantate nuovi alberi, ma la natura fece il suo corso, espandendosi autonomamente su territorio, fino a raggiungere lo sviluppo odierno.

 Attività di mantenimento della regione

Il mantenimento di questa regione venne affidato ai Comuni di Stabio, Genestrerio e Mendrisio nel 2015, i quali si sono impegnati a redigere dei decreti di protezione (come per esempio il decreto di protezione di Molino-Colombera) nei confronti di questa zona.
All’interno di questi decreti sono redatte tutte le azioni, da mettere in atto per la zona, con una sua dettagliata descrizione.
Inoltre vennero redatte in questi documenti azioni come quella di pulire il boschetto, non compreso nella regione protetta, se va ad interferire con i campi limitrofi e solo se strettamente necessario. Questa pulizia del boschetto così rara è fondamentale, visto che i tronchi rotti o comunque vegetazione "lasciata allo sbando" è fondamentale per l’ecosistema locale.
Questi comuni sono anche coloro che hanno messo in vigore dei decreti, che proteggono la zona anche dal punto di vista legale.
Oltre ai comuni anche aziende vicine si preoccupano di mantenere la regione circostante e non, come per esempio la FZSoNick.

A mio avviso le azioni descritte sono più che giustificate per tutelare questa bellezza e complessità di ecosistema. Questa regione è talmente importante per l’ambiente circostante che associazioni, come per esempio il WWF LINK, volvettero ulteriormente sensibilizzare la zona e proteggerla, garantendo a quest’ultima una ulteriore protezione.

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