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Il fiume Laveggio e lo stagno Pra Vicc

lunedì 27 dicembre 2021, di Alex Mancinelli

Questa è l’isola verde attorniata da presenze antropiche.

  Sviluppo del Laveggio nel tempo

Nel tempo la conformazione morfologica del Laveggio non è sempre stata la stessa.
Prima del 1895 il terreno era paludoso. Il fiume aveva un percorso meandriforme (cioè naturale), e formava qua e là alcune pozze d’acqua stagnante che hanno favorito il proliferare di una moltitudine di insetti, come ad esempio le libellule, ma anche zanzare. Intorno al tortuoso fiumiciattolo, in pozze create dall’uomo, crescevano erbe acquatiche di vario genere, canneti, ma anche alberi tipici della regione insubrica come, ad esempio, il tiglio selvatico, il castagno e l’acero campestre.
Queste pozze furono costruite per evitare che, durante una eventuale esondazione del corso, il fiume Laveggio danneggiasse le coltivazioni vicine.
Nel 1895 venne incanalato un primo tratto del fiume Laveggio allo scopo di ottenere terreni coltivabili e di favorire l’insediamento dell’agricoltura estensiva ed intensiva.
In seguito, nel 1933, ci fu il completamento delle opere di incanalamento del fiume Laveggio e dei suoi affluenti. Tali opere sono state eseguite su un’ampia zona del territorio ma, soprattutto, su un secondo tratto più a valle e immediatamente successivo al primo già bonificato. Lo scopo era quello di rendere il fiume meno pericoloso evitando le numerose esondazioni che ancora avvenivano nel tratto non incanalato e che rendevano paludoso il terreno. Questi lavori diminuirono però in maniera importante la biodiversità.

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Tratto di fiume Laveggio nella zona protetta

Foto tratta da google

In passato i residenti nutrivano scarso interesse per questa regione, a differeza degli scienziati e dei ricercatori che analizzavano e studiavano le specie presenti. Oggi invece l’intera zona è molto apprezzata dai cittadini per le rilassanti passeggiate e possibilità di svago che offre.

  Forma del fiume Laveggio

Il fiume Laveggio non scorre velocemente e in maniera impetuosa. Al contrario, era, e in parte lo è ancora oggi, un corso d’acqua ricco di meandri, causati proprio dalla lentezza del flusso d’acqua che, per creare un sufficiente dislivello per proseguire la sua strada verso il lago Ceresio, modellò lentamente il paesaggio. Questi meandri sono causati dal corso d’acqua che, avvicinandosi con poca forza per via della bassa velocità, ad ostacoli di vario genere più resistenti (come per esempio rocce, terreni più compatti, ecc.) erode il terreno meno compatto e resistente per proseguire il suo percorso.

Allo lo scopo di evitare un’eccesiva erosione del terreno e diminuire la possibilità di inondazioni dei campi (non certo per favorire le specie della zona come per esempio gli anfibi, data la scarsa sensibilità ecologica dell’epoca), lungo il corso d’acqua vennero costruite delle pozze d’acqua ogni 50m circa. Questa operazione permise di ripristinare degli habitat naturali di un fiume di pianura.

  Sviluppo idrico del Laveggio

Nel prossimo capitolo analizzeremo prevalentemente la zona compresa tra Stabio e Coldrerio poiché, di fatto, è la più rilevante per molti fattori.

 Sviluppo del corso d’acqua

Prima di essere incanalato, il Laveggio modificò più volte il proprio corso deviando dal suo tratto originale. Nella seguente cartina sono evidenziati in rosso i due principali corsi naturali esistenti prima che il fiume fosse incanalato.

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Corso del fiume Laveggio fino al 1895

Cartina tratta da geo.admin.ch e rielaborata da Alex Mancinelli

Nel 1895 il fiume venne incanalato in più punti attorno a Stabio, provocando molti cambiamenti. Le canalizzazioni sono visibili in rosso sulla seguente cartina:

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Corso del fiume Laveggio fino al 1932

Cartina tratta da geo.admin.ch e rielaborata da Alex Mancinelli

Si può notare come i tratti incanalati (evidenziati in rosso nella cartina) sono più rettilinei rispetto al successivo tratto meandriforme. Il loro apparire più ordinati all’occhio umano è dato dal fatto che sono tratti fluviali incanalati. Sebbene generalmente ciò è riconducibile a esigenze umane (evitare inondazioni di campi e danneggiamento di immobili ed infrastrutture), la costruzione di argini è molto negativa per lo stagno e la zona paludosa. Tali luoghi, infatti, vengono così privati di una parte del loro fabbisogno idrico necessario al sostentamento delle specie animali e vegetali.

Successivamente, e più precisamente nel 1933, il fiume venne ulteriormente incanalato creando così un nuovo percorso lungo il quale, in seguito, si creò lo stagno. In verde è evidenziato il vecchio percorso, mentre in arancione quello nuovo.

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Corso del fiume Laveggio nel 1933

Cartina tratta da geo.admin.ch e rielaborata da Alex Mancinelli

La presenza dello stagno sulle cartine è relativamente recente. Infatti solo nel 1967 una delle pozze (spiegate nel documento: oasi e nel testo che segue) si ingrandì per poi diventare lo stagno odierno, grazie anche all’intervento dell’uomo.

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Comparsa dello stagno lungo il corso del fiume Laveggio nel 1967

Cartina tratta da geo.admin.ch e rielaborata da Alex Mancinelli

Questo stagno è alimentato dal vecchio corso del Laveggio rimasto meandriforme (segnalato in verde nella precedente cartina), rimasto in secondo piano per quanto concerne la portata del fiume.

Nel 2015 i due corsi d’acqua vennero riuniti in un unico corso, con la conseguenza che lo stagno non fu più direttamente alimentato dal fiume, ma da un suo piccolo ruscello e dalle acquee piovane. In seguito, l’entrata nello stagno di questo rigagnolo fu spostata, dalla parte a Sud, alla parte Nord-Est dello stagno.

Infine, a seguito dell’entrata in vigore del decreto di protezione di Molino-Colombera, ci fu un ultimo cambiamento di percorso nel 2015. I Comuni di Stabio e di Mendrisio si impegnarono a riportare il Laveggio, e alcuni dei suoi affluenti, ad una forma più meandriforme (rappresentati in verde nella carta), anche se, in realtà, rimasero comunque incanalati partendo dalla zona di Casvegno a Mendrisio, (parco facente parte del complesso dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale), fino ad arrivare alla foce tra Capolago ed il distretto di Riva San Vitale.
Nella regione circostante allo stagno in zona Pra Vicc ci sono piccoli stagni e zone paludose evidenziate nella cartina sottostante da cerchi neri. Quest’ultime sono apparse nelle cartine geografiche di geo.admin.ch solamente a partire dal 2015, verosimilmente grazie ad un maggior livello di attenzione ai dettagli.

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Zone naturalizzate e paludi presenti lungo il fiume Laveggio

Cartina tratta da geo.admin.ch e rielaborata da Alex Mancinelli

Sviluppo dello stagno

Come abbiamo visto nelle precedenti cartine, questo corso d’acqua ha subìto molte modifiche e variazioni. Addirittura lo stagno, che oggi porta una così elevata biodiversità nella regione, prima del 1967 non esisteva neanche.

Lo stagno, dopo esser stato creato nel 1967 a seguito dell’ampliamento di un pozzo d’acqua fatto lungo il corso del Laveggio non ha più subì ulteriori modifiche.
Infatti, da un lato non lo si è voluto ampliare ulteriormente per evitare di sottrarre territorio alle regioni agricole limitrofe, e dall’altro il Cantone ha deciso di mantenere questa zona in uno stato di relativa tranquillità per le specie presenti.

Al giorno d’oggi gli scopi principali dello stagno sono due, essere un luogo d’eccellenza per la riproduzione di anfibi in Ticino, (avendo caratteristiche simili a quelle che si riscontrano alle Bolle di Magadino), ed essere un luogo di svago per la popolazione.

 Come venne a crearsi questa oasi

L’essere umano, imbattendosi negli anni in scoperte scientifiche e tecnologie sempre più avanzate, sentì il bisogno di modificare il territorio attorno a se per adattarlo ai suoi bisogni e necessità.
Al fine di ottenere più superfice coltivabile, attorno al 1874, venne prosciugata la palude situata tra Stabio, Coldrerio e Mendrisio, lasciando solo un piccolo rigagnolo d’acqua, che diventò successivamente un proseguimento del fiume Laveggio.

Per evitare danni alle coltivazioni circostanti, causate dalle piene del fiume, vennero scavate delle vasche, ed una di queste, grazie anche all’intervento di ricercatori interessati a questa regione per le sue specie, si ringrandì a sufficienza per dare vita allo spettacolo che si può vedere oggi.

 Sviluppo del bosco del Laveggio

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Zona di Stabio prima del 1895

Cartina tratta da geo.admin.ch

Come si può notare dalla precedente cartina, il territorio di questa regione era prettamente ricoperto da campi, mentre lungo il fiume si era creata una palude.
Fino al 1864 nella zona non c’era nessun bosco o boschetto, ma, tra il 1894 ed il 1954, ci fu un ampliamento graduale della zona boschiva, anche se non è avvenuto in modo naturale. Infatti, sulla cartina sono segnalati i luoghi precisi dove vennero effettuati interventi di rimboschimento.

Sviluppo del bosco del Laveggio

Come si può notare dalla precedente cartina, il territorio di questa regione era prettamente ricoperto da campi, mentre lungo il fiume si era creata una palude.
Probabilmente per via di una minore accuratezza delle cartine geografiche, fino al 1893 non figura nessun bosco o boschetto. Nelle cartine riferite ai decenni successivi si nota innanzitutto l’inserimento degli alberi (vedi figura 1 riferita agli anni 1894) e successivamente l’ampliamento graduale della zona boschiva (vedi figura 2 riferita agli anni 1978).
A giudicare dalla distanza regolare tra gli alberi visibili nella zona Sud-Ovest del fiume Laveggio nella cartina del 1894, si può ipotizzare che sono stati piantati dall’uomo. Nella regione Nord-Est, invece, è ipotizzabile che gli alberi siano cresciuti in maniera più spontanea.
Dalla seconda cartina riferita all’anno 1978 è possibile infatti intuire un’espansione della vegetazione in maniera naturale.

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Cartina del 1894 con messa in evidenza degli alberi piantati
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Cartina del 1978 con messa in evidenza delle zone boschive sviluppatesi autonomamente

Cartine tratte da geo.admin.ch e rielaborate da Alex Mancinelli

Una parte della vegetazione presente in alcune regioni raffigurate nella mappa del 1894 scompare nella mappa del 1978. Molto probabilmente ciò è dovuto al disboscamento effettuato per ampliare i campi adiacenti.

Infine, sebbene dal 1894 ad oggi non siano più piantati nuovi alberi, la natura ha fatto il suo corso, e la zona boschiva si è espansa autonomamente su territorio, fino a raggiungere l’odierna estensione.

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Situazione attuale del fiume Laveggio in zon a Pra Vicc

Cartina tratta da geo.admin.ch

 Attività di mantenimento della regione

Il mantenimento di questa regione è stato affidato ai Comuni di Stabio e Mendrisio unitamente al quartiere di Genestrerio nel 2015, i quali si sono impegnati a redigere dei decreti di protezione (come ad esempio il decreto di protezione di Molino-Colombera) nei confronti di questa zona.

Inoltre vennero redatte in questi documenti azioni come quella di pulire il boschetto, non compreso nella regione protetta, per impedire che invada i campi limitrofi e solo se strettamente necessario. La pulizia del boschetto così rara è fondamentale, visto che i tronchi rotti o comunque vegetazione "lasciata allo sbando" giocano un ruolo molto importante e fondamentale per l’ecosistema locale.
Oltre ai comuni ci sono aziende vicine allo stagno Pra Vicc che si sono mobilitate per la regione circostante e non, come ad esempio la FZSoNick (approfondita nel documento della regione industriale).

Le azioni descritte sono più che giustificate per tutelare la bellezza e la complessità dell’ecosistema la cui importanza ha spinto addirittura associazioni, come ad esempio il WWF, a promuovere, sensibilizzare e proteggere ulteriormente la zona.

Per la lettura di un ulteriore capitolo clicca uno dei seguenti link:
- torna alla panoramica
- Mutamento del territorio e problematiche derivanti dall’uomo
- Linea ferroviaria
- L’essere umano e il suo impatto sulla natura
- Natura
- Zona industriale di Stabio
- L’oasi
- Attività ricreative disponibili attorno allo stagno Pra Vicc
- Agriloro SA
- Biodiversità lungo il fiume Laveggio
- Ricapitolazione e conclusioni
- Sitografia

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