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Contrabbando

martedì 9 novembre 2021, di Matteo Meroni

“Attività illecita che consistente nell’importare o esportare merci in violazione delle disposizioni e delle leggi di natura doganale che in uno stato ne vietano o assoggettano a tributo l’entrata, l’uscita e la circolazione” (Df. Dizionario Treccani).
Il contrabbando interessava gran parte delle zone di confine del Canton Ticino. La prima testimonianza che abbiamo di questa attività risale intorno al 1700 ed è l’arresto da parte della guardia di confine italiana di un gruppo di ragazzi della valle Onsernone, per aver introdotto più di 10000 capelli di paglia in territorio italiano. Ci sono comunque testimonianze ancora più antiche che risalgono al XIV e XV secolo al tempo dei Visconti e degli Sforza, diversi documenti ci parlano del traffico abusivo di sale dal Nord Europa verso l’Italia. I contrabbandieri si occupavano di diverse tipologie di prodotti come zucchero, biciclette, alcool, orologi, cioccolata e vestisti, ma essenzialmente la storia del contrabbando si può dividere in quattro parti: caffè dal 1800 fino al 1914, riso dal 1943 al 1948 visto le carestie dovute alle guerre, le sigarette dal 1950 al 1975 e nella storia più recente armi, droga e valuta. Il fenomeno del contrabbando si verifica quando vi è una differenza sostanziale di prezzo in prodotti uguali in due nazioni dovuta a dazi e tasse elevate. In questo caso l’Italia ha sempre adottato politiche protezionistiche e di tassi elevati su prodotti come le sigarette che addirittura erano soggette al monopolio di produzione dello stato, ciò permise all’importazione illecita dalla Svizzera verso l’Italia di rappresentare una fonte di guadagno importante. La Svizzera non imponeva nessun tipo di tassa sul tabacco perché era visto ancora come non problematico per la salute, perciò, nacquero diverse aziende di tabacco lungo le zone di confine che oltre a produrre per il consumo locale rifornivano anche i contrabbandieri. Già nel 1848, a Brissago, venne impiantata una fabbrica di sigari, finanziata dai contrabbandieri italiani che produceva sigari del tutto uguali a quelli delle fabbriche italiane. Nel corso del tempo nella parte Svizzera del confine si creò un ampio mercato di fornitori che impacchettavano le sigarette proprio per il contrabbando, le stecche erano da 25 pacchetti e non da 10 come normalmente e rivestite di carta catramata per proteggerle dalle intemperie. I contrabbandieri anche detti “spalloni” a causa dei pesanti sacchi in iuta che mettevano sulle spalle da circa 25-30 kg.

spalloni
Erano persone impiegate in questo lavoro per necessità, questa attività gli permetteva anche di fare ottimi guadagni, difatti diversi contrabbandieri costruirono la propria casa proprio a partire da questi soldi. Il lavoro dello spallone non era per nulla evidente, poteva permettere si ingenti guadagni o l’ammirazione delle persone che vedevano lo spallone come colui che si ribellava allo stato di Roma, che riscuoteva unicamente le imposte. La realtà è che, il lavoro del contrabbandiere come anche quello del suo “rivale” il finanziere è molto pericoloso, sono diverse le testimonianze di contrabbandieri e finanzieri morti in crepacci o in sparatorie. È il caso d’Irma Rinaldi una giovane contrabbandiera ferita a morte da un colpo sparato dalla guardia di finanza italiana, anche le donne si cimentavano in questo lavoro. Sia per le donne che per gli uomini il lavoro era il medesimo oltrepassare il confine lungo le montagne evitando le guardie di confine e portare in auto la merce fino a Milano, Como o Varese.
Il contrabbando dalla Valle di Muggio all’Italia è testimoniato da diversi edifici la casa doganale di Scudellate, i resti della “ramina”, cioè della rete di confine all’interno della vegetazione e nella parte italiana la dogana di Erbone dismessa nel 1977 e ora un piccolo museo del contrabbando.

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museo della finanza Erbonne

Grazie a registri doganali risalenti al 1960 si ha il numero dei finanzieri italiani operativi sulla linea di confine tra Roggiana e il Sasso Gordona che risaliva a 135, mentre 44 finanzieri erano impiegati più all’interno per effettuare controlli stradali. I finanzieri avevano origini meridionali e venivano chiamati in dialetto “burlanda” un termine dispregiativo. I contrabbandieri erano invece ben visti dalla popolazione e venivano spesso aiutati con cibo o venivano segnalate le ronde.

Modalità

I contrabbandieri venivano riforniti da produttori di tabacco locali, per esempio Attilio Bossi nel 1947 aprì una fabbrica a Chiasso e si occupava delle vendite. Gli scambi tra contrabbandieri italiani e fornitori svizzeri venivano spesso fatti in Valle della Crotta in seguito le sigarette venivano stilate in cascine per esempio nell’Alpe Bonello. Gli edifici a ridosso del confine venivano sempre più adibiti a deposito, così i proprietari di alpeggi integravano il reddito agricolo sempre più scarso con quello del contrabbando. I flussi di tabacco erano enormi e permettevano grossi profitti, secondo i dati del 1950 furono dichiarati al posto doganale di Bruzzella per l’esportazione indiretta circa 45000 kg di tabacco al mese, questo senza contare quello non dichiarato.

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