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Tesserete - La leggenda della Contessa Crassa

venerdì 25 maggio 2018, di Mauro

La storia della Contessa Crassa

Si narra che a metà dell’undicesimo secolo una nobile milanese, donna Comitissa, possedesse tutta la Pieve Criviasca (Capriasca).
La nobildonna, vedova di Azzo Crasso, era piccola, grassa e aveva i piedi deformati al punto che, quando camminava, dondolava come un’oca. A causa dei suoi difetti, quando si mostrava veniva derisa, per questo motivo si era fatta costruire un passaggio segreto che dal suo castello conduceva in chiesa.

Aveva due figli, Arnolfo e Azzone, cacciatori fanatici ma anche giovani scapestrati ed egoisti.
I contadini giornalmente dovevano sopportare le angherie e i soprusi dei due, ai quali non osavano ribellarsi siccome erano loro i padroni.
L’unico che sosteneva il popolo, avendo voce in capitolo, era Don Fedele parroco di Tesserario (Tesserete).
Un giorno festivo i due fratelli con un gruppetto di loro amici decisero di andare a caccia. Prima di partire avvertirono il prete che se avessero ritardato per l’inizio della messa lui avrebbe dovuto aspettarli. Arnolfo ed Azzone, con i cinque amici più fedeli, partirono quando il sole era ormai sorto già da un pezzo e si diressero verso San Clemente.
Lì giunti liberarono i loro cani da caccia, Mob e Zira che sfrecciarono nel fitto sottobosco alla ricerca di volpi che negli ultimi anni si erano purtroppo moltiplicate ed erano diventate un serio problema per le galline.

I cani tornarono senza essere riusciti a fiutare nessuna preda. Il gruppetto dei cacciatori girovagò ancora per un po’ di tempo, sempre senza stanare nessun animale. Si diressero quindi verso Albigorio (Bigorio), dove continuarono la caccia infruttuosa.
Nel frattempo era arrivata l’ora della messa e il curato aveva fatto suonare le campane per altre due volte. I fedeli, ormai stufi della lunga attesa, protestarono finché il parroco cedette alle richieste e iniziò la Santa Messa.
Intanto la combriccola dei cacciatori, frustrati e arrabbiati per l’insuccesso, decise di rientrare a Tesserario. Arrivati alla chiesa di Santo Stefano entrarono, rendendosi subito conto che la messa era già iniziata. La rabbia montò in Arnolfo e Azzone, come una fiamma che sgorga dall’inferno, e si fuse con la stanchezza, la frustrazione e i vecchi rancori. Il miscuglio divenne incontenibile ed esplose in un atto di pazzia. Azzone senza rendersene conto, impugnò la balestra ancora carica e tirò la freccia maledetta al cuore di Don Fedele che, in quel preciso momento, stava alzando le braccia al cielo per implorare la benedizione.

Impauriti dal loro gesto assassino, i due fratelli si diedero alla fuga e fecero perdere le loro tracce. I contadini, troppo sbigottiti per reagire subito, piansero per la morte del loro parroco.

Passò del tempo. Il popolo della Criviasca non si placava e donna Comitissa, anche nella speranza di salvare le anime dei suoi figli, fece preparare un testamento nel quale lasciava tutti i suoi possedimenti e i diritti sulle terre della regione alla parrocchia di santo Stefano e ai suoi parrocchiani. Una copia di questo testamento, scritto nell’anno 1078, si trova ancora oggi nella chiesa di Tesserete e testimonia praticamente la nascita dei Patriziati della Capriasca.
Le conseguenze di questo testamento si fanno sentire ancora ai nostri giorni.
Infatti ogni lunedì di quaresima viene celebrata nella chiesa di Santo Stefano una messa in suffragio dell’anima della Contessa Grassa.
La parrocchia di Tesserete, inoltre, riceve tutti gli anni dai patriziati un compenso detto “latte di San Giovanni”. Si tratta del denaro corrispondente al latte munto sugli alpi il giorno di san Giovanni (24 gugno).

Tratto da "Il sentiero raccontato".

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