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Sala - Bigorio - La leggenda del Convento

venerdì 25 maggio 2018, di Mauro

La leggenda del Convento

Gli abitanti della Capriasca si erano messi d’accordo da tempo per la costruzione d’un monastero, ma non si decidevano a scegliere il luogo adatto.
Finalmente dopo molte discussioni i vallerano s’accordarono di erigere il convento nelle vicinanze del paesello di Lugaggia.
I muratori, sotto l’esperta guida di due architetti, cominciarono a scavare le fondamenta.
Ma un giorno del mese di luglio uno stormo di rondinelle si avvicinò ai lavori e col becco ogni uccello staccò un pezzo di calce dai muri in costruzione.

Quindi le rondini volarono via, sfrecciando nel cielo azzurro nella direzione del monte Bigorio.

Le rondini continuarono quel lavoro per ben due giorni, sempre sgretolando col loro beccuccio il muro del basamento e portarono il prezioso materiale al solito posto.

La gente presto s’accorse del viavai degli uccelli e volle, spinta dalla curiosità, accertarsi di che cosa stava accadendo.
Quando alcuni uomini giunsero al monte videro con vivissimo stupore che le rondini avevano costruito con grande diligenza una minuscola loggia a piccole colonne, alta circa un metro. Il popolo credette subito di intravvedere in questo lavoro un segno del Signore. Ma nessuno sapeva spiegare con precisione che cosa quel segno volesse significare.
Intanto i muratori continuavano l’opera che doveva sorgere vicino a Lugaggia.
Ma un giorno, durante la sosta di mezzodì, un corvo si mise a volare tranquillo e insistente attorno ai muri in costruzione.

Gli operai erano seduti a mensa, nelle loro case, alcuni pranzavano all’ombra dei platani vicino a Lugaggia.
A un tratto il corvo scese a picco e si posò sull’impalcatura dell’edificio.
L’uccello per un istante si guardò in giro, poi scorse un rotolo di carta che afferrò col becco e riprese quindi veloce il volo.

Quando gli architetti ed i muratori si rimisero al lavoro non trovarono più i piani e i progetti del Convento. Furono costretti a interrompere l’opera iniziata.
Due vecchie donne della valle si recarono una mattina a falciare l’erba sul monte Bigorio. Tra gli alberi della selva trovarono spiegato per terra il rotolo di carta che il corvo aveva rubato a Lugaggia, lo presero e lo consegnarono al sindaco.
I vallerani capirono allora che il convento doveva sorgere sul luogo che le rondini pochi giorni prima avevano scelto e dove il corvo aveva lasciato cadere il plico rubato.
Così il convento venne costruito sul colle del Bigorio dove lo si ammira tuttora in mezzo alla pace della montagna, sotto l’ombra morbida della vasta selva castanile.

Di Ugo Canonica

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