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Sala - Bigorio - L’acqua miracolosa della fontana Moncrini

venerdì 25 maggio 2018, di Mauro

L’acqua miracolosa della fontana Moncrini

Tanti anni fa, nel settecento, viveva in Capriasca un abile scalpellino di nome Carlo Martino Moncrini. Era stato iniziato a questo mestiere da suo zio Bartolomeo e col tempo era diventato molto bravo a lavorare la pietra. Uomo che possedeva un forte senso del bello, aveva anche una sincera fede cristiana e metteva la sua arte al servizio della gente.
La fontana che qui vedete e che è detta anche fontana di santa Lucia è la sua opera più importante.
Nel suo corpo principale la fontana è a forma piramidale ed è composta da diciannove blocchi di pietra rettangolare, provenienti dalla nostra regione. L’insieme forma una specie di puzzle di massi di granito scolpiti e decorati, che raggiunge quasi tre metri d’altezza e un metro e trenta di larghezza.
Sui blocchi sono raffigurati: due teschi, un santo, delle immagini di donne, un probabile autoritratto (è quella figura centrale con un tubicino nella bocca, dal quale una volta sgorgava l’acqua).
Su altri blocchi sono scolpite delle scritte. Vicino a un teschio si legge “PESA LA MORTE”, che è un forte richiamo al nostro destino di esseri umani che un giorno o l’altro dovremo confrontarci con la morte. A destra c’è uno scritto “DIO VEDE TUTO” che forse è la risposta al richiamo precedente: solo Dio può vincere la morte.
Tra i due teschi si può leggere la scritta “SA.LU”, che sono le iniziali di Santa Lucia, che è la protettrice degli occhi.
Nel blocco centrale accanto alla scritta c’era un’immagine di Santa Lucia che è stata rubata. In basso al centro possiamo vedere la data 1770 che è il probabile anno di costruzione della fontana. Il canale nel quale scorre l’acqua finisce con un masso scolpito a forma di uno strano animale, probabilmente un drago; lì vicino un blocco porta la firma dello scultore.
Vi sono delle belle tradizioni legate a questa fontana che era molto importante per gli abitanti di Sala. Le ragazze andavano a bagnarsi gli occhi a Pasqua e nel giorno di Santa Lucia (il 13 dicembre) per proteggersi la vista. La sua acqua aveva poteri miracolosi ed era considerata benedetta perché uscita da queste immagini sacre: veniva così data da bere agli animali e serviva per inumidire le labbra dei moribondi. In inverno, poi, la gente andava a rifornirsi d’acqua quando le altre fontane del paese erano gelate.
Questa fontana suscita un’impressione strana: è molto originale e bella ma intimorisce anche un po’. Fa insomma riflettere sulla vita e sulla morte e sembra essere stata fatta per porre delle domande ai passanti. Decisamente Carlo Martino Moncrini aveva voluto creare qualcosa di più di una semplice fontana.

Tratto da: “Il sentiero raccontato”

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