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Sala - Bigorio - Il Fra Cercott

venerdì 25 maggio 2018, di Mauro


Fino a pochi anni fa la comunità di frati cappuccini che viveva nel vicino convento del Bigorio era abbastanza numerosa. Essa conduceva una vita povera e campava del proprio semplice lavoro: i frutti dell’orto e i servizi che i frati sacerdoti facevano nelle parrocchie della pieve. Ma questo non bastava per vivere e i frati dovevano affidarsi ai doni di Dio, come la carità e la generosità della gente.

In tutti i paesi della Capriasca, nelle diverse stagioni dell’anno, appariva cosi il frate questuante, detto anche fra Cercòtt o “fra Teston” (testa dura). Egli doveva infatti studiare di meno dei suoi confratelli, visto che il suo compito all’interno della comunità era soprattutto di raccogliere le elemosine.
Estate, inverno, sole, pioggia, vento e neve: nessuna difficoltà poteva fermare quest’uomo nello svolgere il suo compito.
La vita del convento dipendeva anche dalla sua bravura di cercatore”. Immaginatelo con la testa rasata, i piedi scalzi, la bisaccia sulle spalle o la sporta in braccio; partiva di buon’ora alla volta dei villaggi vicini e delle case, percorrendo i tortuosi sentieri della regione.
Tutte zone che aveva scelto prima con i suoi compagni, per non visitare sempre le stesse persone e poter elemosinare molte e diverse cose.
Qualcuno gli sbatteva la porta in faccia, ma la gente di queste terre gli rispondeva di solito con grande amicizia e calore, perché voleva bene ai religiosi e si aspettava dalle loro visite grazie e benedizioni. Spesse volte il frate era atteso con trepidazione perché gli si potevano raccontare i problemi e ascoltata la gente con pazienza cercava di trovare per tutti delle parole di conforto. Se poi qualcuno aveva dei problemi a denti o gengive, il fraticello con i suoi attrezzi rimetteva tutto a posto.

Già, perché uno dei compiti del fra Cercòtt era anche quello di fare il dentista! La gente sapeva già quello che avrebbe fatto comodo ai frati e preparava con cura i doni da dare a loro. Venivano raccolte castagne, noci e patate, ma anche grano, lana e vino ; a Bigorio perfino la grappa. La legna era molto richiesta e serviva anche a scaldare in inverno l’unico locale del Convento che aveva una stufa. Per ottenere la carta, che sostituiva i vetri delle finestre, si andava a Canobbio dove c’era una cartiera.

A luglio un frate andava sugli alpi per raccogliere burro, formaggi e formaggini; si faceva accompagnare da un padre che benediceva questi alpi. In cambio e per ringraziare i benefattori, portavano del pane di segale, un cartoccio di tabacco, degli aghi e un po’ di scarpazza, che è una torta di spinaci e erbette. Durante il taglio dei prati in agosto i contadini di Lugaggia depositavano almeno un carico di fieno in una stalla aperta che s trovava nella campagna e veniva chiamata “la baràca di fra”.

Alla fine del lavoro ne veniva accumulata quindi una bella catasta! Le donne portavano il fieno al convento con na gerla a spalla detta “cargànsc” e serviva a mantenere l’asinello che avevano i frati e che spesso accompagnava il fra Cercòtt durante i suoi viaggi. La ricompensa per la fatica di queste donne era un buon bicchierino del famoso “ratafià” dei frati …

Tratto da: “Il sentiero raccontato”

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