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L’immaginazione di Livio Vacchini

giovedì 18 maggio 2017, di Stefania

Ritorno all’articolo "Piazza del Sole"

In un articolo dell’architetto Michele Costanzo pubblicato nel 2008 per la rivista di architettura on-line (h)ortus vengono riprese le parole dette da Vacchini (qui virgolettate) in un’intervista rilasciata a Salvatore Paternostro («Area» n. 54, gennaio-febbraio 2001) leggiamo:

“L’intervento di Vacchini per la piazza del Sole - il cui nome deriva da quello di un caffé rimasto aperto fino agli anni Cinquanta e che aveva come insegna un grande sole in ferro battuto - consiste nella realizzazione di un garage sotterraneo su tre livelli, di una pavimentazione urbana e di quattro uscite/scultura. La nuova piazza mette, altresì, in più immediata comunicazione l’ingresso al castello realizzato da Aurelio Galfetti. Un percorso che penetra orizzontalmente nell’interno della roccia, fino a giungere in un angusto spazio, areato e illuminato da un cavedio posto superiormente, dove si trovano gli ascensori per raggiungere il colmo del rilievo su cui si erge il castello. Tutto è cominciato, ricorda ancora l’architetto svizzero, con la donazione fatta al Comune da parte un ricco uomo d’affari che intendeva far restaurare da Galfetti il castello; un lavoro che durerà anni. La roccia sembrava diventare un’altra cosa. Così, con un’azione di forza Galfetti, toglierà tutti gli alberi che coprivano la roccia, «[...] attirandosi le ire degli ecologisti. Pulita la roccia essa non è più un oggetto naturale, ma un oggetto di cultura, un oggetto artificiale».

A questo punto si poneva il problema del completamento della piazza. Una società offrirà di costruirla a proprie spese, ma chiedendo di poter realizzare un autosilo sotto la piazza. Il Comune accetterà l’offerta, ma con l’impegno, da parte dell’impresa, che il tetto dell’autosilo sia progettato con cura.

«Il grosso problema quando si fa un autosilo o più in generale una piazza è capire che espressione dare ai corpi che stanno sopra l’orizzontale», osserva Vacchini, «Non è possibile immaginare di mettere delle casette per uscite oppure mettere dei blocchi, magari in plastica trasparente, come si usa adesso, con in mezzo l’ascensore. Ho cercato di dare una risposta differente al problema delle uscite inventando quattro corpi totalmente astratti, delle sculture che hanno la dimensione minima indispensabile per inserire la funzione e che hanno morfologicamente la forza giusta per dialogare con la roccia e con il castello. Per di più, studiando questi corpi ho capito che in questa piazza stavo facendo qualcosa di veramente importante per la città. Osservando bene mi sono accorto che stavo costruendo la base [...] alla roccia. Non è mica vero che le cose si capiscono prima. Le cose si capiscono quando le stai facendo [...]. In questo modo mi sono detto, faccio diventare la roccia veramente un oggetto. Galfetti ne aveva fatto un pezzo e io le do la base [...]. È così che ho deciso di togliere qualsiasi orizzontale e verticale dai corpi che escono in superficie in modo che non possano essere in nessun modo scambiati per degli edifici dove sta l’uomo».

A proposito della "base" della roccia, Vacchini afferma:

«Quando osservi il pavimento dall’alto del castello o anche da sotto, hai l’impressione di un cielo stellato. Ho riprodotto con un artificio il cielo. Il cemento assorbe la luce e il granito - il materiale più prezioso, quello che costa di più - riflette la luce. A vederli in questo modo si ha una sensazione stranissima. Questa, inoltre, ha dato lo spunto per risolvere la luce artificiale».

È stato installato un lampione alto sessanta metri simile a quelli in uso negli stadi, ma con un sistema rovesciato:

«Le lampade in basso proiettano la luce su uno specchio nero che è orientato sulla piazza e che abbiamo regolato in modo che la luce si diffonda ovunque».

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Progetto di pavimentazione di Piazza del Sole

Pavimentazione Piazza del Sole

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