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Giù le mani dalle Officine

domenica 14 maggio 2017, di Alissa R., Vivian N.

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Lo sciopero è un’astensione dal lavoro da parte degli operai. Solitamente si manifesta senza l’utilizzo di armi e ha diversi scopi: migliorare la condizione del contratto di lavoro prestabilito richiedendo un aumento del salario, evitare una riduzione della paga senza un motivo valido oppure ridurre al minimo gli ingiusti licenziamenti.
Bisogna però sottolineare che l’operaio non sciopera ogni qualvolta che si presenta un problema con il suo datore di lavoro, bensì quando quest’ultimo si mostra insensibile alle richieste minime del suo dipendente, le quali gli permettono di vivere una vita degna.

Uno dei più grandi scioperi avvenuti durante il Novecento a Bellinzona, è senza dubbio quello del 1901. L’Unione Operai Ferrovieri, fondata nel 1899, in un periodo dove i licenziamenti di massa non mancano, è riuscita a creare la Commissione Operaia al fine di “mantenere e promuovere la pacifica cooperazione, la reciproca fiducia e il buon accordo fra padrone e operai”1.
La Direzione continua a licenziare un determinato numero di operai, e di conseguenza il 6 maggio 1901 scoppia il primo sciopero, “malgrado la Commissione avesse fatto tutto il possibile per evitarlo”2.
Lo sciopero termina l’8 maggio e gli scioperanti possono ritenersi soddisfatti. Coloro che sono stati licenziati possono essere riassunti e inoltre la durata della giornata di lavoro non viene ridotta se non in casi eccezionali stabiliti.

“Giù le mani dalle officine” è lo slogan che ha accompagnato lo sciopero del 2008 (dal 7 marzo al 7 aprile), che è rimasto impresso nella storia del Ticino e della Svizzera, poiché circa 10000 cittadini ticinesi, tra cui donne, politici, intellettuali e operai si sono uniti nelle piazze e nelle strade a manifestare per difendere una delle poche grandi industrie bellinzonesi di grande importanza.
L’iniziativa di chiudere le Officine è stata proposta da Berna, che non ha considerato il parere del Canton Ticino, siccome rappresenta una minoranza svizzera.
L’impatto di tale chiusura non avrebbe influenzato economicamente solamente 400 operai e le rispettive famiglie, bensì anche le piccole imprese del territorio collegate ad esse (come ad esempio le lavanderie).
Lo sciopero si è concluso dopo 1 mese a favore dei manifestanti, grazie anche alla forte solidarietà tra di essi, le autorità politiche e tutti i cittadini ticinesi.

È curioso sapere che uno sciopero assume un significato simbolico e ritualistico che nutre il senso di appartenenza ad un gruppo, ad un movimento ed impedisce la divisione nei momenti difficili. Sia gli elementi rituali che quelli simbolici devono avere degli obiettivi ben precisi e dei valori. La proposta di luoghi d’aggregazione, l’invenzione di rituali di solidarietà, la presenza di un’insegna, di una bandiera, di uno slogan come “Giù le mani dalle officine” danno forza, unione e dinamismo e l’identificazione di un nemico, permettono un’adesione esterna al movimento come è avvenuto nel 2008.
Possiamo aggiungere che, particolarmente nello sciopero descritto in precedenza, sono stati utilizzati dei mezzi di interazione un po’ differenti, ossia: internet, blog, forum, la posta elettronica e sono stati organizzati dei dibattiti.
In conclusione, lo sciopero è un movimento che permette un cambiamento delle possibili condizioni lavorative che non si presentano in modo dignitoso ed è inoltre una manifestazione che si svolge in collettività ed assume significati anche simbolici.

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